Schiava senza limiti

Allargo le natiche e penetro l’ano.  ha un sussulto. Ma non è di dolore.
Il cuneo sprofonda senza resistenze ed inizia l’avanti/indietro. Lento e cadenzato.

L’altra mano trascina la spazzola sui seni gonfi ed ipersensibili – per l’effetto legacci -.
Mi soffermo sui capezzoli. Li batto con pressione crescente. Lei pare scoppiare. Urla frasi sconnesse. Grida il desiderio di piacere. Strattona vanamente braccia e gambe…

Scivolo verso il ventre e giù. Sulle grandi labbra. Sul clito. Per ricominciare a salire, a disegnare il contorno di quelle poppe immense. Giocando il contrasto dorso e denti spazzola…. I seni sfogano turgidi sui capezzoli viola. L’ano si inonda di umori e sembra non accontentarsi dell’oggetto che lo stantuffa.

Decido di smettere con le “carezze”. Afferro la spazzola a rovescio e penetro la vagina con l’impugnatura. Alternando il movimento col cuneo.

è in delirio. Si inarca, muove quanto può il bacino. Schiude la bocca e sbotta in un orgasmo violento e lunghissimo, colando sul cuscino.

Torno al fornello. Il liquido si è infuso e raffreddato al punto giusto. Prendo la sacca in PVC da 2000 ml. L’appendo alla maniglia del pensile sul lavabo. Avvito gomma/canula ed inizio a riempire. Apro il rubinetto per espellere l’aria e connetto la sonda: 20 cm di tubicino semirigido ed anallergico.
Pongo l’aggancio del contenitore sulla sedia e mi avvicino all’ano di . Il dislivello è calibrato per un’infusione lenta: non voglio patisca fastidi che deconcentrano dal godimento.

Schiudo le natiche con le mani ed accarezzo il buchino con la punta della lingua. E’ ancora fradicio. Non c’e’ bisogno di lubrificazione. La canula penetra in fondo. Lentamente. Apro il flusso e dopo qualche istante le contrazioni tradiscono la sensazione di tepore che si sta impadronendo del ventre.  respira a fondo. E la canula scorre avanti/indietro dal culo.
Non basta: riesco ad allungarmi fino alla borsa. Estraggo il vibra e la penetro dalla vagina. I movimenti si coordinano: lei mugola, si contorce ancora. Di tanto in tanto mi fermo e massaggio il ventre per distribuire il liquido. Continuo ad insistere lentamente…  si perde. Si abbandona. Il respiro è rotto dal ritmo delle mani e dagli oggetti che scompaiono dentro lei.
15. Forse 20 minuti di infusione . Finchè mi implora di accelerare.. Di stringere i tempi. Di non torturarla più a lungo.
La ignoro fin quando non si è bevuta quasi tutto. A quel punto le mani spingono con maggior decisione. Sempre più forte. E stavolta fino AL PIACERE DEFINITIVO. E’ fantastico vederla godere. Sentire che cerca il respiro. Notare che cola bagnandomi le mani. Con un rivolo a cui non so resistere. Estraggo lentamente la canula e la bevo. A lungo. Finchè mi disseta ancora.

Ho il volto bagnato. Mi pongo al suo fianco. La libero dai legacci e dalla benda. Ha ancora gli occhi chiusi. Inizio a massaggiarle il ventre: dai lati verso il centro. Profondamente. Col palmo delle mani.
mi afferra per un braccio e mi tira a se. Non dice nulla ma si fionda con la lingua a cercare le mie labbra.. Con le dita il pene..
L’aiuto ad alzarsi. Continua a baciarmi.. A masturbarmi. Non posso più rimandare.
La giro alla pecorina. Appoggiata coi seni al tavolo.
- Devi andare al bagno – chiedo? Scuote la testa..
La penetro da dietro stringendo le mani su quel fantastico culo. La vagina mi regala colature continue ai testicoli. Aumento il ritmo: impazzisco nel vedere quelle natiche sbattere sul ventre. Ed il rumore del liquido dentro lei. Che ancora gorgoglia.
Sto per scoppiare e lo sente… Si ritrae un attimo. Gira il capo e mi fissa.. Prende il pene e lo impunta all’ano. Non potevo sperare di meglio: quel buchino era una carezza da scossa elettrica. Cerco di rendere la sensazione giocando a spanking coi glutei. Sottolineando ogni colpo…
Forse 2 o 3 minuti di penetrazione. Ed il mio di piacere esplode interminabile. Unendosi al suo. Finchè mi ritraggo a sedere.. per consentirle di guadagnare il wc.

Schiava diventa Mistress e sottomette il Padrone

La classica studentessa chiusa. Era venuta a stare sotto casa mia insieme ad una cugina più smaliziata, di tre anni più grande di lei.
Non era bella ed anche un po’ antipatica non foss’altro per quel suo accento tagliente che faceva scoppiettare le sue parole. E poi non era per nulla abituata a quella indifferenza cittadina, anzi era ingenuamente invadente tanto che più di una volta avevo sentito sua cugina litigare con lei per la sua mania di importunare il vicinato per un nonnulla.
Fortuna volle che un giorno mentre stendevo i miei slip fuori dal balcone questi caddero al piano di sotto senza che io neanche me ne fossi accorto. Suonarono ed andai ad aprire in mutande come in estate si usa stare in casa qui. Aspettavo un mio amico, invece era lei, con in mano le mie mutande “Forse ti sono cadute queste”. “Ah si scusa”. “No, nessun problema, davvero belle anzi”. Erano “belle”? Forse si riferiva ad altro. Decisi di approfondire e altre volte mi cadde “sventatamente” qualcosa e puntualmente lei me la riportava con un sorriso e qualche battuta più o meno maliziosa. La cugina invece non si faceva mai vedere, ma lei una volta mi disse che in realtà stava sempre a casa del suo ragazzo ed in casa ci veniva molto poco, giusto quando sapeva che veniva sua madre a trovarla. Aveva trasportato da lui anche molti libri. Presi la confidenza come un invito a stringere maggiormente l’amicizia e non feci male infatti l’intimità crebbe rapidamente mentre io cercavo di mostrarmi servile quanto più possibile. Se mangiavamo assieme ero io a ripulire la cucina, qualche volta le stendevo il bucato mentre lei ripeteva con una sua amica. Altre volte le pagavo le bollette alla posta con la scusa che dovevo pagare anche le mie.
Arrivò a dirmi che in effetti “sua cugina era proprio scema”: stava col quella specie di ragazzo ma praticamente gli faceva anche da cameriera e da cuoca 24 ore su 24 mentre lui la prendeva in giro anche con gli amici e la chiamava “la mia schiavetta”. Sentii qualcosa pulsare dentro i miei pantaloni e credo di essere diventato un po’ rosso. “Ma- dissi con una voce da papera (o almeno così mi sentii) per l’emozione – non è detto che la cosa non le piaccia”. “A te piacerebbe?”.
Come se mi avessero colpito da tutti i lati contemporaneamente caddi in ginocchio “Padrona, mi metta alla prova” E Non dissi altro. Seguirono degli attimi davvero pesanti. Io mi vergognavo per essermi lasciato andare, ma nello stesso tempo ero orgoglioso proprio per questo. Lei ingenuamente invece (ma non fu ingenua ancora per molto) la buttò sullo “scherzo adesso, ma chissà” e mi rispose “Allora per favore puliscimi il bagno che quella scema oggi l’ha lasciato zozzo per correre a preparare il pranzo al suo padrone”.
Dopo due ore era estasiata. Un  bagno così splendente non l’aveva mai visto, quasi quasi l’avevo convinta, e rideva come mai l’avevo vista ridere.
Da quel giorno e per quattro anni fui il suo maggiordomo la sua servetta e persino il suo peluche di pezza sul quale sfogarsi o il tappetino sul quale pulirsi le scarpe al rientro. Varcato il portone di casa sua ero solo un verme nudo. In breve tempo la trasformai da ingenuotta studentella in una mistress che si lasciava educare dal suo schiavo sempre più convinta del suo ruolo ed esigente.
Purtroppo le studentesse si laureano… e rimane solo a distanza di tempo solo il ricordo di qualcosa forse irripetibile. Ma chissà..