Legata e Prigioniera in un casolare in aperta campagna

La luce della mia candela illumina un enorme letto a baldacchino che prende tutta una parete. Seduta sul letto con il mio zaino, penso che quel letto è sprecato per me sola, ma decido d’ignorare il mio corpo che vuole essere preso. Disfo lo zaino per far prendere aria alla biancheria umida, poi il mio sguardo cade su un lungo specchio mobile. Ed è come se fosse lui a guardarmi. Allora, per i suoi occhi, comincio a sbottonarmi il vestito, facendolo scivolare ai miei piedi. Poi con tutta la calma del mondo mi levo la biancheria, rimanendo nuda di fronte lo specchio, con le gambe lievemente aperte. La luce illumina una gocciolina sui pochi e corti peli tra le gambe: sì ho troppa voglia. Prendo la spazzola per i capelli e mi faccio passare la parte piatta su tutto il corpo, mentre con una mano gioco con un capezzolo. Ho una voglia matta di sentire la sua lingua calda e bagnata che mi lecca ovunque, dei suoi denti a stingermi e tirare i capezzoli vogliosi e duri: giro la spazzola e mi strofino il seno con i dentini. Fuori il temporale è ancora forte e questo mi eccita ancora di più. Mi ritrovo con la schiena contro una colonna del letto, tremante dalla voglia e so che le mie mani non mi bastano: appoggio un piede sul bordo del letto, così aperta appoggio la punta di un dito sul clitoride. Sono scossa da un violento brivido di piacere, che voglio prolungare il più possibile. Continuando a toccarmi mi metto in bocca il manico della spazzola, e lo succhio come se fosse un grande, duro, lucido, fortissimo cazzo, il suo cazzo. Poi aprendomi con le dita, infilo il manico nella mia fica grondante e dolorante di voglia. Un gemito mi esce dal fondo della gola e mentre con un braccio sopra la testa mi tengo alla colonna, con il bacino accompagno il movimento lento con cui faccio muovere avanti e indietro la spazzola. Ma ho troppa voglia di sentirmi straziare il seno, allora mi butto sul letto a pancia sotto, strofinandomi forte contro la ruvida coperta. Sto sudando e ansimo forte ma l’idea che lui mi senta mi eccita di più, se possibile. Girandomi sulla schiena piego le gambe, aprendole il più possibile e torno a infilarmi il manico ritmicamente, mentre con l’altra mano gioco con il clitoride, finché proprio non ne posso più e sento abbandonarmi all’onda di fuoco che mi travolge, facendomi urlare sopra l’ennesimo tuono.

Senza accorgermene mi addormento così: nuda con i capelli sparsi sul seno e le gambe aperte.

Apro gli occhi lentamente e vedo del sole filtrare da sotto le pesanti tende. Mi metto sui gomiti e vedo il mio corpo nudo: ricordo i miei giochi solitari e rimpiango ancora di essere sola, sentendo le braci accese di una voglia che sembra insaziabile. Decido di vestirmi, ma non trovo la biancheria intima, neanche quella che la sera avevo abbandonato per terra e molto impensierita cerco degli abiti che possano mascherare la situazione. Improvvisamente sento uno scricchiolio sinistro e vedo dallo specchio aprirsi la porta, mi giro spaventata e poi noto un bellissimo gatto bianco dal pelo lungo che trascina divertito il mio reggiseno. Glielo prendo solo per metterlo tra le cose da lavare: sollevata so che il gatto farà uscir fuori anche il resto.

Esco in corridoio e la prima cosa che faccio è cercare un telefono, ma solo per scoprire che la linea è ancora isolata. Molto scocciata passo di fronte una stanza aperta: il tavolo da pranzo è elegantemente apparecchiato per la colazione e c’è un biglietto sopra il piatto.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

*

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>