Archive for scopare all’aperto

Mar
19

Fantasia di schiava

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Ciò che mi ha colpito di Gianna è la naturalezza.
La semplicità dei gesti. Delle parole.
Quello sguardo di primavera.
Le sue mani. Il ventre. Le dita che frugano senza chiedere….

Finche’ il respiro non si rompe.
Tradendo aspettative cercate:
dai suoi racconti sul metabolismo pigro al ricordo di pratiche lenitive d’infanzia.
Da quell’abito rosso. Di cotone finissimo. Troppo stretto per non dire la verità. Generoso nel disegnare ventre sporgente e rotondo.

Seni enormi. Pesanti. Sollevati da bretelle esauste che si stampano sulle spalle. Capezzoli gonfi. A graffiare il vestito ed il mio sguardo.
Vita dolce e glutei imponenti. Incorniciati dal perizoma e sottolineati dalla violenza cromatica del tessuto: teso e quasi liso per la pretesa di fasciarne le forme. Cortissimo sulle cosce. Sui miei sensi. Per le mie mani. Malizioso e complice di uno sguardo profondo. Corvino. Sottolineato da capelli crespi e nerissimi sulla schiena. Da labbra cupe e carnose. Dalla carnagione olivastra e da portamento / gestualità che inondano la stanza di erotismo: intenso, solare, spontaneo e denso di sudamerica.

Quando si alza dal divano mi perdo nel suo profilo. Solleva il vestito. Appoggia gli avambracci allo schienale. Ritta, in ginocchio su di me. Mi accarezza il volto col busto. Danza col bacino a sfiorarmi il pube.
Scopre i seni e mi immerge nel velluto: immenso oceano di tepore che tento inutilmente di afferrare con le mani. Si appoggia alla mia bocca: non sento il peso ma l’impossibilità di muovermi. E la sua voglia di gioco.
I capezzoli – duri come noci – mi lasciano lo spazio per respirare. Ma continua. Si strofina. Incolla la mia faccia al busto. Alle poppe. Al ventre. Scivola sul volto con agilità felina. Ma non si fa braccare. Allargo la bocca, tento di rubare il suo sapore con la lingua ed intuisco l’ombelico. Devo morderlo per non soffocare. E per farla ritrarre.
Quando apro gli occhi è nuda. Orfana del rosso ma non del perizoma nerissimo che raggiungo. Mi stringe la mano fra le cosce: è fradicia. Calda. Il mio braccio è teso sul pube e le dita frugano strettissime.. fra quella morsa. Mugola e ricomincia a danzare. Leggera. Come un’onda impetuosa. Guidandomi nel suo desiderio. Che diventa piacere, urlo liberatorio, rivolo fra le gambe, unghie … sul mio polso.

Non ho il tempo di afferrarla. O forse mi diverte il gioco. La sua interpretazione. E quell’insospettata determinazione. Stordito dalle forme. Dall’odore di lei. Dalla complicità del suo sguardo intenso.
Posso abbracciarla dai fianchi. Tentare di avvicinarla. Ma si gira. Offrendomi i glutei….
Ancora danza. Mani che stropicciano il ventre. Rapite dalle carni.
Natiche che affogano labbra e saliva.
Naso e bocca che scampaiono fra i perianali. Sfregando sul perizoma grondo di umori. Impossibile trattenerla. Sfuggirle. Emergere da quel delirio.
Imprigionato da movenze impossibili. Rinchiuso nel suo lombo-sacrale.
Sottratto dal refrigerio del suo piacere e condannato ad una tortura infinita. Probabilmente condivisa per come si distacca.

Col volto bagnato mi è difficile fissarla.
Silenzio….
Rotto dall’affanno dei respiri.
E da una tregua improbabile: si inginocchia fra le mie gambe. Avverto i seni sul pube e le dita che frugano tra pelle e camicia. Graffiano avide. Assetate.
Mi sbottona in un attimo. La sua bocca si tuffa sul petto. La lingua a disegnare il contorno dei capezzoli. A sfiorare…
Le labbra a fasciare. Succhiare. I denti a mordere.
Ha deciso di farmi impazzire: sa dove dirigere le attenzioni e quali tasti suonare. Muovendo il bacino mentre mi fa volare. Accarezzandomi col ventre, coi seni. Trascinandomi nell’abbandono al suo palato.
Non è un problema la cintura. Né ostacolo gli slip fradici di liquido seminale. Il pene libero è marmoreo. E la sua bocca uno shock elettrico.

Lo sforzo per trattenere mi risveglia dall’estasi. La voglio.
Mi allungo sul divano. Ho sete. Sete, SETE … Tanta sete.
Capisce ed asseconda.
Adoro il 69. E quei 95 Kg che non si sentono.
Ma debbo sollevare il capo col cuscino. O non arrivo a placare l’arsura.
Le sue cosce sono una sciarpa tiepida e liscia. Una seta rara. Che regala passioni e profumi umidi.
Le natiche immense. Impossibili da trattenere, abbracciare, imprigionare: due nuvole imprevedibili. Sospinte dal vento in tempesta.

Mordo quelle carni, succhio, penetro il suo corpo con la lingua. Col naso.
La sento fremere, urlare di piacere mentre i capelli mi frustano il pene. E’ un delirio parlato. Che sa d’oceano. Di Spagnolo antico. Di musica ed anima.
Devo afferrarle i fianchi con forza per domare il bacino. Per trovare un ritmo. Per spingermi più su. E stavolta mi segue.
Il clitoride è gonfio e durissimo. Dolce da martoriare con le labbra. Da trattenere per attimi interminabili. Da rilasciare alla lingua. Ai sussulti. A parole mozzate. Ai pugni sul divano.
Le narici scompaiono nella vagina. Inondate di lei.
Le dita disegnano l’ano. E il mio bisogno di frugare tra quello spartito. La penetro delicatamente. E quell’urlo non è di fastidio.
Imprigiono il clito mentre le mani si dividono per riempirla.
Fino al piacere. Immenso, violento. Un fiume in piena che mi scorre sul collo. E che la fa cadere esausta fra le mie gambe.

La specchiera del bagno è sufficientemente generosa per accogliere entrambi. Adoro abbracciarla da dietro. Ascoltare la pelle. Sollevare il seno per incontrarla sui capezzoli.

Mi mostra con soddisfazione la sacca in pvc che avevo chiesto. L’adattatore e qualche altro gadget.
Raccoglie ogni cosa, un telo doccia e quello sguardo diritto.
Predispongo il divano e due sedie ai piedi del bracciolo soffice ed appena accennato. Un cuscino all’estremità ed il telo a coprire.

Nicole è sui fornelli. Splendida ed armoniosa. Sicura nei movimenti mentre controlla l’acqua d’infusione. Mi avvicino e scorro con le mani alle sue. Sollevando le braccia fino alle maniglie dei pensili.
Devo allargare le natiche per arrivare al buchino. Per pungerla con la punta della lingua.
Per farla inarcare, mugolare.
Voglio ancora il suo sapore. E a stento risalgo le cosce per cercarlo con le dita. Risponde subito. Bagnandomi fino al polso.
E’ splendida. Col ventre morbido che accarezza il piano cucina. Mani appese e gambe semiaperte. Lucide di piacere fresco e saliva. Ansimante quando cerca la mia bocca. Ed impaziente….

Il liquido è pronto con un pizzico di bicarbonato. E’ sufficiente immergere la pentola nell’acqua fredda del lavabo per abbassare la temperatura.

Si avvicina al divano e mi offre i seni. Non potrei rifiutare e mi riempio il palato di velluto.
La stendo sul divano. Talloni appoggiati alle sedie. Bacino comodo sul cuscino.
E ancora seni. Enormi, pesanti e dolci. Calamite di fantasia. Lavati dalla lingua e dalla passione. Fino al gioco.
A quei gadget.. Alle ventose di suzione che imprigionano capezzoli e fiato. In un bacio infinito. Stretto dalle sue mani che stropicciano. Impazzite di desiderio.

Travaso l’emulsione nella sacca e fisso l’adattatore alla cannula. Appendo il tutto alla sedia e mi rituffo nella vagina. E’ fradicia. Ed il piacere cola fino all’ano.
La penetro delicatamente per l’infusione. Mi risponde con un sussulto.
In inginocchio. Fra le sue cosce a cercare il clito. Sfregando lingua e labbra su quel paradiso.

La cannula scorre avanti/indietro. Rilasciando calore e volume. Le dita profonde nel suo corpo. Con pressione cadenzata alla regione vescicale.
Nicole è in delirio. Stringe seni e cuscino quasi a strapparli. Si inarca mentre il liquido conquista il suo corpo. E’ tesa. Coi muscoli allo spasimo…..

L’esplosione è intensa ed il piacere che sgorga interminabile. Per la mia sete; per il petto che strofina sulla vagina….

Sfilo l’adattatore e rimuovo le ventose.
Lei è persa. Abbandonata nel torpore. Immobile fra sapori e cuscini.
La risveglio con una carezza al ventre. Un bacio.

E ancora pelle.

La sua bocca si schiude e cerca i miei capezzoli. Non so né potrei negare a nessuna quella pretesa ….

Seduto.
Con le dita sul petto ed il pene che scompare fra le sue labbra.
Sto per scoppiare e lo sente … Ma evita di accelerare il mio piacere.
Si ritrae lentamente.
E torna su di me.
Abbracciandomi coi seni. Danzando sul pube.
Non potrei sopportare a lungo quel rimando…. Ma lascio fare.

Inarca la schiena. Allarga le natiche e guida il pene con le dita. Verso l’ano.
Resto immobile. Col fiato rotto mentre siede lentamente.
Immerso nel suo corpo. Nel vortice di uno sguardo da cielo terso. Stretto fra ventre e seni.

Ricomincia a ballare.
Rendendo rumore le parole. E carezza i sensi.
Abbracciata ad un passo di vento. Lieve e discreto. Fino a sfiorarmi l’anima.

Libera. Libero.
Da noi. Dalle mani. Da quella stanza.
Insieme e distanti da ciò che siamo; dai maquillage di scena. Dal bisogno di imprigionare attimi da foto ricordo.
Insieme. Ad aspettare il piacere. E ciò che null’altro se non il silenzio potrebbe tradire.

Non so quant’è durato. Né se sia importante descrivere un seguito.
Ma talvolta in primavera mi soffermo a guardare il cielo. E se chiudo gli occhi ho ancora la sensazione di quel passo di vento.
Della sua danza.

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Mar
07

padrone nega orgasmo alla schiava

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Sento addosso i loro sguardi: il vestito scollato, la gonna leggera, i tacchi alti… sola, di notte in aeroporto… si chiederanno se sotto ho le autoreggenti. Sì, le ho, e le sento stringermi le cosce, come sento il vestito scivolarmi sulla nuda pelle: loro non osano immaginare che sono venuta a prendere il mio uomo senza biancheria intima.
Butto la sigaretta e la spengo con la punta degli stivali. Non mi sento a disagio, anzi mi piace essere ammirata. Mi giro per rientrare e lo vedo lì, fuori le porta, che saluta i colleghi. Sento i corti peli tra le mie gambe inumidirsi, per reazione al calore che mi sento addosso, allargo il soprabito spingendo avanti il seno stretto nel vestito, come ad offrirglielo neanche troppo discretamente. So che molti degli uomini presenti hanno notato questo gesto, ma lui non mi ha ancora vista: aspetto. Mi appoggio ad un corrimano, eccedendomi un’altra sigaretta, guardandolo.
Poi, improvvisamente, immagino di continuare a fumare, mentre mi sollevo la gonna, per far vedere a tutti la mia fica quasi liscia, con pochi peli neri e corti che l’incorniciano… poi comincio a infilarmici dentro le dita. Sentendomi stringere il vestito, allargo la scollatura, per far scivolare fuori il seno, con i capezzoli dritti e vogliosi di essere succhiati. Rimangono tutti a guardarmi, nei loro posti, nessuno osa avvicinarsi, neanche lui, mentre io sono ora seduta a terra, con le gambe spalancate, la stoffa del vestito a coprirmi ormai sono la pancia, mentre il soprabito può ripararmi solo le braccia e il sedere. Davanti a tutti mi strofino ovunque. Mi piace essera vista, mi eccita l’idea dei loro cazzi duri tra i pantaloni, ma godo veramente all’idea di esibirmi solo per uno di loro.

Bagnata fradicia torno in me, e butto la sigaretta in angolo: basta, vado a prendermelo. Lui finalmente mi vede e il suo sguardo si addolcisce. Saluta e andiamo via.
Il tragitto in macchina è pieno delle chiacchere di rito, con il sottofondo del tergicristalli: ha cominciato a piovere. Inevitabilmente sento crescere la tensione erotica. Mentre guido lui si avvicina e respirando profondamente il mio odore alla base del collo, mi mette una mano sotto la gonna. Con voce bassa e roca mi ordina di sbrigarmi ad andare a casa.

Lo porto subito in camera, ordinandogli di stare fermo. Abbasso le luci, mi levo il soprabito, poi comincio a spogliare lui. Con calma, guastandomi le parti del suo corpo che scopro, inebrandomi del suo odore che mi arriva deciso. In ginocchio, sotto di lui, appoggio il viso sul suo inguine, mentre con le mani gli accarezzo forte il sedere, poi, con un movimento delicato, accompagnandomi con la lingua, prendo il suo morbido cazzo tutto in bocca. Lo sento gemere e tendersi. Io succhio e lecco con gusto, con avidità: mi è mancato e ora lo voglio.
Quando il suo cazzo nella mia bocca diventa grande, lungo e forte, mi stacco e mi allontano. Lo costringo a rimanere dov’è, mentre io mi siedo sul comò, dando le spalle alla grande specchiera. Ci guardiamo. Mi passo la lingua sulle labbra mentre con entrambe le mani mi tiro su la gonna e comincio a raccontargli di come prima avevo sognato di toccarmi in aeroporto, di fronte a tutti, ma solo per lui. Allora si siede sulla poltrona, si prende il cazzo in mano, e mi ordina di fargli vedere ora quello che sognavo di fare. Fuori la pioggia cade battente. Con entrambe le mani mi apro la fica, a fargliela vedere. Poi inarco il busto, e mi libero il seno, offrendoglielo con le mani a coppa. La sua voce mi ordina di bagnarmi le dita la saliva e poi di mostrargli come mi tocco il seno. Obbedisco.
Mi metto le dita nella bocca bagnata, una a una, poi le faccio scivolare dolcemente sul seno, sentendo i polpastrelli bagnati e le lunghe unghie. Mi lecco vistosamente l’indice guardandolo: il suo pugno sfrega forte il suo cazzo grande lungo e forte. Lo sento gemere, mentre mi restituisce lo sguardo carico di voglia. Allora m’inarco, mentre i miei indici bagnati toccano i capezzoli, girando tutto in torno alla base dura. Voglio sentirmeli tra i suoi denti, così li pizzico tiro e forte. Ansimo mentre appoggio i tacchi sulla base del comò dove sono seduta: alzo il bacino verso di lui, e mi infilo le dita nella carne bagnata e pulsante, mentre con l’altra la tengo aperta. Impongo al bacino di stare fermo, che a muoversi deve essere solo la mia mano.
Improvvisamente mi fermo e lo guardo: è completamente abbandonato sulla poltrona, con i pettorali in movimento e gli addominali in tensione, riesco a sentire il suo odore. Lo voglio. Subito.
Lo raggiungo sulla sedia, il suo viso sconvolto dal piacere mi guarda voglioso mentre gli libero il cazzo dalla sua mano, per lasciarlo solo e dritto. Piegandomi sulle ginocchia, mi ci calo sopra.
Sento la liscia pelle e il calore del suo grande, lungo e forte cazzo, che m’invadono lentamente la fica bagnata. E’ un piacere intenso, che vorrei durasse il più a lungo possibile. Lo sento tutto dentro e non posso fare a meno di urlare di piacere, mentre lui mi succhia i capezzoli, appoggiati sul suo viso. Senza accorgermene ho cominciato a muovermi su e giù. Lui, sempre leccando e succhiando un capezzolo e poi l’altro, mi ha afferrato i fianchi, e mi sbatte imponendomi il suo tempo. Mi aggrappo ai braccioli della poltrona, mi sento usata dal suo piacere, ma godo nel profondo a sentirmi sbattere così. Tutto il buso è inarcato indietro, sento le punte dei miei capelli frustare il mio sedere, le sue cosce, sento i miei capezzoli duri sopra il seno che si sbatte su e giù insieme a noi… Mi sembra che tutto mio corpo goda ad essere toccato o strofinato, sento la mia fica gonfia e bruciante di piacere: mentre mi muovo su e giù ad un ritmo leggermente più lento, so che sto per venire. Lui lo sa: mi libera il bacino e mi tocca il seno come mi ha visto fare.
Mi stringo a lui muovendomi incontrollabilmente, liberando tutta l’energia del mio orgasmo sul suo cazzo che mi si muove dentro. Con un balzo lui si mette in piedi, io mi tengo aggrappata a lui, che stringendomi il sedere, mi fa godere ancora di più, mentre sento il suo caldo piacere allagarmi la fica.