Punizione severa su schiava

Mi sveglio lentamente: ho mal di testa e sono confusa. Piano piano i miei occhi si abituano alla penombra: sono in una grande stanza buia, con la luce che filtra dalle finestre. Prendo anche coscienza di essere legata con una lunga corda ruvida ad un gangio del muro: sotto di me un materasso vecchio, con sopra un lenzuolo sgualcito. Addosso ho una specie di tunica ruvida: sento la stoffa strofinarmi la pelle, il seno.
Comincio a ricordare come sono finita in questa situazione.
L’ho fatto arrabbiare un’altra volta. Ma sta volta è proprio arrabbiato, e non si è voluto limitare a mandarmi via. Questa volta mi vuole punire.

Mi ha trascinata qui, ho tentato di opporre resistenza, ma è troppo più forte di me: non ho potuto far nulla quando mi ha strappato i vestiti di dosso. Nuda sopra il materasso vedevo la sua erezione premere contro i pantaloni: ho desiderato che mi si buttasse addosso  e mi scopasse forte, come solo lui mi sa fare… invece mi ha gettato la tunica, mi ha ordinato di mettermela e solo dopo mi ha legato i polsi, lasciando margine ad ampi movimenti. Sicchè posso muovermi un po: mi alzo, faccio alcuni passi con le mani dondolanti sulla pancia. Non si sente nessun rumore. Mi rimetto sul materasso. Attendo che lui torni. Rassegnata e in suo potere.

Il rumore della serratura che scatta mi sveglia dal torpore in cui ero caduta. La luce del giorno mi ferisce gli occhi, così non vedo chi entra. Così non vedo che sono in due. Comincio ad aver paura. La cosa è oltre la mia immaginazione, non so proprio più cosa aspettarmi da lui. E dall’altro che si è portato appresso. Richiudono la porta con un tonfo forte.
Ora che i miei occhi sono di nuovo abituati all’oscurità, li osservo entrambi. Lui lo riconosco dai suoi pettorali forti e dalle sue mani: ha indosso solo pantaloni e una maschera, che scopre bocca e occhi. Occhi, duri e distanti. Anche l’altro ha pantoloni e maschera, ma di lui si vedono solo gli occhi. Occhi febbrili.

Nessuno dice niente. Io so di essere colpevole e che mi merito qualsiasi punizione, così tengo basso lo sguardo, con i miei capelli lunghi e neri a nascondermi il viso.
Ad un tratto sento una mano afferrarmi una ciocca di capelli e tirarmi la testa ed il busto verso l’alto, così vedo lo sconosciuto impugnare un coltello. Urlo girando il viso di lato, convinta che stia per colpirmi. Invece taglia via la tunica e io rimango nuda. Lui mi lascia i capelli e io mi ritraggo verso il muro. Ma vengo presa per i polsi e per i piedi, e stesa, con la faccia contro il materasso, le braccia lunghe sopra la mia testa. Lui mi tiene i polsi fermi con un piede. L’altro con un calcio mi divarica le gambe e s’inserisce in piedi all’altezza delle mie caviglie.

Per un altro lungo momento rimango in attesa, poi sento l’aria rompersi in uno schiocco, che finisce sulla mia schiena. Sento un forte bruciore. Urlo. Mi viene lasciato il tempo di capire: mi è arrivato un colpo di frusta sulla schiena, ma si tratta di una frusta con tante piccole sferze: mi brucia in più parti. Un altro schiocco d’aria, un’altra frustata, sta volta sul sedere. Urlo di nuovo, e inarcandomi i miei capezzoli e il pube si strifinano sul vecchio lenzuolo. Lui mi trattine i polsi con il piede. Cerco di divincolarmi, La stoffa mi strofina. Uno sconosciuto sta osservandomi a gambe aperte, con il culo all’aria. Da lontano avverto un lieve piacere, soffocato dal bruciore delle frustate.
Con un calcio sai sulle braccia che sulle gambe, mi fanno girare: ho sempre le braccia in alto e le gambe aperte, ma ora il mio seno è totalmente offerto e esposto, come la mia fica. Lui con un piede mi riblocca i polsi, io chiudo gli occhi e attendo i colpi, che arrivano ripetuti e senza sosta sul seno, sulla pancia, sulle cosce e tra le gambe.Urlando inarco il busto, girandomi di lato il più possibile per parere i colpi, ma l’altro con i piedi mi rimette dritta. Da lontano il piacere si fa più intenso, ma è ancora troppo debole.

L’altro si ferma con le frustate e si da il cambio con lui, che ora mi è in ginocchio tra le gambe. Subito dopo sento che mi allarga fino a spalancarmi la fica. Con le sue dita nodose sento infilarmi qualcosa dentro.
- E adesso facci vedere quanto sei troia – mi dice lui alzandosi. Non capisco, ma non ho tempo di farmi idee: lui mi sta frustando nuovamente, urlo ancora, ma …ora sento una vibrazione intensa nella fica, che si bagna rapidamente, il piacere è intenso e m’invade come un’onda calda, sento la mia saliva colarmi della bocca spalancata, mentre i capezzoli sono straziati dalle frustate. Da lontano il piacere si fa più presente, adesso mi scopro ad accettarle quelle frustate, volerle. Mi scopro non più ad urlare, ma a gemere, ad offrire i miei seni alla tortura, a spalancare le gambe sperando che una sferzata arrivi proprio lì, nella parte più tenera, sotto il clitoride, che sento gonfiarsi di voglia….

Improvvisamente la vibrazione nella mia fica si ferma, insieme alle frustate. Io mi sento febbricitante, richiudo le gambe per riattivare un po la circolazione, ma lui subito me le riporta stese ed aperte. S’inginocchia tra le mie gambe e comincia a leccarmi, lentamente e con gusto. L’altro riprende a frustarmi. Mi sento sprofondare, perdermi, mentre comincio a godere veramente. Lui se ne accorge e dopo poco si stacca dalla mia fica vogliosa.
Vedo sopra di me un movimento: l’altro passa la frusta a lui, che subito la usa tra le mie gambe, mentre la vibrazione nella mia fica ricomincia. Ahh sìì, è un piacere bruciante ed intenso, esasperante e torbido, ma sto godendomela come poche altre volte. Così non mi accorgo che l’altro si è tirato fuori il cazzo e sta masturbandosi fortemente guardando la scena.
-Avanti troia, a te che piace far venire gli uomini, guarda come gode questo qui- mi dice lui con rabbia, frustandomi ancora. Ha ragione, mi piace far godere i maschi, mi piace sentire il loro caldo e viscoso piacere sporcarmi il seno, la pancia e il viso…
-Avanti, troia, facci vedere come ti piace- continua ad insultarmi lui, mentre i gemiti dell’altro si uniscono ai miei. Poi l’altro s’inginocchia, mi si masturba di fronte al viso, io istintivamente tiro fuori la lingua per leccare il cazzo offertomi…
- Non permetterti di leccarlo, troia!- mi urla lui, con una frustata più forte. Obbedisco. E poco dopo ricevo con immenso piacere il fiotto caldo sui capezzoli, ormai sensibilissimi dalle frustate e dall’eccitazione.

Ormai venuto l’altro si ritira da me, ma rimane nella stanza. Lo vedo prendere una telecamera.
-Adesso troia, farai vedere a tutti come sai fare bene la cagna-, mi dice lui mentre ferma la vibrazione.
Con modi spicci e ruvidi mi fa girare: istindivamente mi pongo a quattro zampe. Lo sento inginocchiarsi dietro a me. Sento il calore del suo cazzo duro e teso sulla mia fica: ci si strofina appena. Mi sfugge un gemito. Poi sento le sue forti mani sul mio seno, sui miei capezzoli che piovono verso il basso. Me li stringe e li tira ancora di più, a me piace e mi lascio toccare ovunque. La vibrazione ricomincia. E’ un piacere immenso sentirmi invadere da queste piccolissime scosse, mentre le sue mani mi stringono il seno o mi strofinano sul clitoride. La vibrazione riparte. Io ormai sono in un vortice di piacere che mi lascia stortida. Vagamente mi rendo conto che mi sta allargando la piega del sedere, infilandoci la lingua. Mi lecca generosamente, mentre una mano continua a giocare col clitoride. I miei gemiti sono di nuovo urli di piacere. E voglio essere scopata. Voglio essere presa. Come vuole lui. Purchè mi faccia venire. Purchè lo senta venire.

Intanto l’altro riprende la scena girandoci intorno per non perdere niente… Sì mi piace essere vista da estranei. Mi piace che loro impazziscano vedendomi, sapendo che non potranno mai avermi, perchè io sono solo sua. Guardo dentro la telecamera, mentre mi lecco una spalla: sì, guardatemi, ma non mi toccherte mai.

Io ormai scodinzolo, spingendo il mio sedere contro di lui. Lo sento mettersi dritto sulle ginocchia. Lo sento genere quasi rabbioso. Capisco che è pronto. Una mano continua a frugare tra le mie cosce, la vibrazione continua a invadermi, facendomi colare di piacere, e lui m’infila un pollice nel culo.