Sento addosso i loro sguardi: il vestito scollato, la gonna leggera, i tacchi alti… sola, di notte in aeroporto… si chiederanno se sotto ho le autoreggenti. Sì, le ho, e le sento stringermi le cosce, come sento il vestito scivolarmi sulla nuda pelle: loro non osano immaginare che sono venuta a prendere il mio uomo senza biancheria intima.
Butto la sigaretta e la spengo con la punta degli stivali. Non mi sento a disagio, anzi mi piace essere ammirata. Mi giro per rientrare e lo vedo lì, fuori le porta, che saluta i colleghi. Sento i corti peli tra le mie gambe inumidirsi, per reazione al calore che mi sento addosso, allargo il soprabito spingendo avanti il seno stretto nel vestito, come ad offrirglielo neanche troppo discretamente. So che molti degli uomini presenti hanno notato questo gesto, ma lui non mi ha ancora vista: aspetto. Mi appoggio ad un corrimano, eccedendomi un’altra sigaretta, guardandolo.
Poi, improvvisamente, immagino di continuare a fumare, mentre mi sollevo la gonna, per far vedere a tutti la mia fica quasi liscia, con pochi peli neri e corti che l’incorniciano… poi comincio a infilarmici dentro le dita. Sentendomi stringere il vestito, allargo la scollatura, per far scivolare fuori il seno, con i capezzoli dritti e vogliosi di essere succhiati. Rimangono tutti a guardarmi, nei loro posti, nessuno osa avvicinarsi, neanche lui, mentre io sono ora seduta a terra, con le gambe spalancate, la stoffa del vestito a coprirmi ormai sono la pancia, mentre il soprabito può ripararmi solo le braccia e il sedere. Davanti a tutti mi strofino ovunque. Mi piace essera vista, mi eccita l’idea dei loro cazzi duri tra i pantaloni, ma godo veramente all’idea di esibirmi solo per uno di loro.
Bagnata fradicia torno in me, e butto la sigaretta in angolo: basta, vado a prendermelo. Lui finalmente mi vede e il suo sguardo si addolcisce. Saluta e andiamo via.
Il tragitto in macchina è pieno delle chiacchere di rito, con il sottofondo del tergicristalli: ha cominciato a piovere. Inevitabilmente sento crescere la tensione erotica. Mentre guido lui si avvicina e respirando profondamente il mio odore alla base del collo, mi mette una mano sotto la gonna. Con voce bassa e roca mi ordina di sbrigarmi ad andare a casa.
Lo porto subito in camera, ordinandogli di stare fermo. Abbasso le luci, mi levo il soprabito, poi comincio a spogliare lui. Con calma, guastandomi le parti del suo corpo che scopro, inebrandomi del suo odore che mi arriva deciso. In ginocchio, sotto di lui, appoggio il viso sul suo inguine, mentre con le mani gli accarezzo forte il sedere, poi, con un movimento delicato, accompagnandomi con la lingua, prendo il suo morbido cazzo tutto in bocca. Lo sento gemere e tendersi. Io succhio e lecco con gusto, con avidità: mi è mancato e ora lo voglio.
Quando il suo cazzo nella mia bocca diventa grande, lungo e forte, mi stacco e mi allontano. Lo costringo a rimanere dov’è, mentre io mi siedo sul comò, dando le spalle alla grande specchiera. Ci guardiamo. Mi passo la lingua sulle labbra mentre con entrambe le mani mi tiro su la gonna e comincio a raccontargli di come prima avevo sognato di toccarmi in aeroporto, di fronte a tutti, ma solo per lui. Allora si siede sulla poltrona, si prende il cazzo in mano, e mi ordina di fargli vedere ora quello che sognavo di fare. Fuori la pioggia cade battente. Con entrambe le mani mi apro la fica, a fargliela vedere. Poi inarco il busto, e mi libero il seno, offrendoglielo con le mani a coppa. La sua voce mi ordina di bagnarmi le dita la saliva e poi di mostrargli come mi tocco il seno. Obbedisco.
Mi metto le dita nella bocca bagnata, una a una, poi le faccio scivolare dolcemente sul seno, sentendo i polpastrelli bagnati e le lunghe unghie. Mi lecco vistosamente l’indice guardandolo: il suo pugno sfrega forte il suo cazzo grande lungo e forte. Lo sento gemere, mentre mi restituisce lo sguardo carico di voglia. Allora m’inarco, mentre i miei indici bagnati toccano i capezzoli, girando tutto in torno alla base dura. Voglio sentirmeli tra i suoi denti, così li pizzico tiro e forte. Ansimo mentre appoggio i tacchi sulla base del comò dove sono seduta: alzo il bacino verso di lui, e mi infilo le dita nella carne bagnata e pulsante, mentre con l’altra la tengo aperta. Impongo al bacino di stare fermo, che a muoversi deve essere solo la mia mano.
Improvvisamente mi fermo e lo guardo: è completamente abbandonato sulla poltrona, con i pettorali in movimento e gli addominali in tensione, riesco a sentire il suo odore. Lo voglio. Subito.
Lo raggiungo sulla sedia, il suo viso sconvolto dal piacere mi guarda voglioso mentre gli libero il cazzo dalla sua mano, per lasciarlo solo e dritto. Piegandomi sulle ginocchia, mi ci calo sopra.
Sento la liscia pelle e il calore del suo grande, lungo e forte cazzo, che m’invadono lentamente la fica bagnata. E’ un piacere intenso, che vorrei durasse il più a lungo possibile. Lo sento tutto dentro e non posso fare a meno di urlare di piacere, mentre lui mi succhia i capezzoli, appoggiati sul suo viso. Senza accorgermene ho cominciato a muovermi su e giù. Lui, sempre leccando e succhiando un capezzolo e poi l’altro, mi ha afferrato i fianchi, e mi sbatte imponendomi il suo tempo. Mi aggrappo ai braccioli della poltrona, mi sento usata dal suo piacere, ma godo nel profondo a sentirmi sbattere così. Tutto il buso è inarcato indietro, sento le punte dei miei capelli frustare il mio sedere, le sue cosce, sento i miei capezzoli duri sopra il seno che si sbatte su e giù insieme a noi… Mi sembra che tutto mio corpo goda ad essere toccato o strofinato, sento la mia fica gonfia e bruciante di piacere: mentre mi muovo su e giù ad un ritmo leggermente più lento, so che sto per venire. Lui lo sa: mi libera il bacino e mi tocca il seno come mi ha visto fare.
Mi stringo a lui muovendomi incontrollabilmente, liberando tutta l’energia del mio orgasmo sul suo cazzo che mi si muove dentro. Con un balzo lui si mette in piedi, io mi tengo aggrappata a lui, che stringendomi il sedere, mi fa godere ancora di più, mentre sento il suo caldo piacere allagarmi la fica.