schiava legata e scopata ripetutamente

Lui rompe l’attesa afferrandomi la base del collo, costringendomi a portare avanti il busto e quindi il seno, che riprende a baciarmi mentre con le mani mi fruga tra le cosce. Di nuovo capisco che il mio corpo reagisce con piacere: inorridita sento che le sue dita si bagnano della mia voglia. Lui grugnisce di piacere, poi mi prende per i capelli e mi bassa giù, fino a che mi trovo un grande, duro, lucido, fortissimo cazzo in bocca.

Capisco che se lui viene io forse sono libera, così comincio a succhiare con passione, mentre con entrambe le mani gli stringo il culo. Con le labbra inumidite e la lingua gli succhio la tenera punta e poi velocemente lo spingo tutto in bocca facendo avanti e indietro, aiutata dalle sue mani che mi spingono la testa contro di lui. Lui si stacca dalla mia bocca solo per spingermi e strofinarmi il suo cazzo sul mio viso e io mi scopro a volerlo sentire battere sulle mie labbra. Ma voglio anche risentirlo in bocca, così lo riprendo e ricomincio a succhiarlo, con movimenti ritmici della testa, mentre lui ora se lo stringe. Poi riprendendomi per i capelli mi costringe a smettere, spingendomi la testa indietro, mentre sento che si masturba contro il mio seno, fino ad inondarlo del suo caldo e fluido piacere, mentre urla e grugnisce indecentemente. Stupita di me stessa, sento la mia voce fargli compagnia. Ci ritroviamo sdraiati sul letto, vicini ed ansanti, io ancora bendata. Dopo qualche minuto, per la prima volta mi parla, con voce roca e bassa: mi dice che potrò levarmi la benda solo dopo che avrò sentito la porta chiudersi. In effetti subito dopo capisco di essere sola, così mi libero la vista. Sì, sono nella mia camera di ieri. E sono confusa, tanto che mi scoppia la testa. Sono stata quasi violentata e mi è piaciuto. Forse perchè, paura a parte, non mi ha mai fatto realmente male fisicamente: è stato solo molto, molto rude. Ciò non toglie che ha prevaricato la mia volontà e non è concepibile. Però … guardando in faccia i miei istinti, è da ieri che io ho voglia di un uomo. Con le mani tra i capelli, seduta nuda sul letto, mi chiedo nuovamente cosa stia succedendo e se uscirò mai da questa casa. Avvolgendomi nelle coperte ricomincio a tremare di paura. Però non mi metto nulla addosso. Né mi passa per la testa di tentare una qualsiasi fuga.

La notte appena trascorsa è stata un incubo. Troppi interrogativi mi affollavano la mente e a tratti mi si seccava la gola, pensando a tutto quello che ancora può succedermi. Poi devo essermi addormenta un poco, ma ora sono esausta. Ma anche più lucida. Lui mi ha preso con forza, non mi ha fatto male, e devo ammettere che mi è piaciuto. E anche ora, ripensandoci, sento una parte di me molto profonda che ne gode.

E’ bellissima: me la infilo e dopo aver mangiato mi faccio coraggio e in punta di piedi vado in bagno, dove mi chiudo subito a chiave. Dopo, allo stesso modo torno in camera, ma non c’è nessuna chiave per chiudermi. Non so quanto tempo ho trascorso camminando in circolo, cercando una soluzione o una spiegazione. Poi mi decido. Voglio cercarlo e affrontarlo. Così mi avventuro in corridoio: le porte sono tutte chiuse, tranne una da cui, però non viene luce. Improvvisamente strillo e faccio un salto dopo aver sentito solletico sul piede: era il gatto, che ora mi guarda curioso.

Il buio è totale, io sto ricominciando a tremare di paura e non riesco a decidermi su cosa fare. Rimango in attesa: una parte di me è curiosa. Passano dei minuti, sento dei rumori alle mie spalle, come di qualcuno che a tentoni cerca qualcosa, e un fruscio di stoffa, poi si accende una candela. Con il cuore che mi batte all’impazzata, lentamente mi giro.

L’uomo che mi sta di fronte è nudo, ma ha il viso coperto da una maschera nera con fori per gli occhi e la bocca, ed in mano tiene una corda. Cerco di scappare e trovare un rifugio tra i mobili della stanza, ma lui non ha la mia stessa fretta, con calma getta la corda sul letto. Sa che sono di nuovo in trappola. Io che volevo affrontarlo sono di nuovo caduta nelle sue mani. Continuo a scappare lungo le pareti con la vestaglia che incornicia i miei movimenti e mi scopre un seno. Mi fermo ansante per coprirmi e lui con un solo balzo è su di me. Provo a resistergli, ma è troppo più forte. Rinuncio e mi lascio spingere verso il letto; un altro letto a baldacchino. Per un lungo momento ci guardiamo: la candela è poggiata su un mobile vicino alla porta, siamo in penombra, ma tutto è molto chiaro. Io sono semi distesa, con le gambe piegate, il mio seno incorniciato dalla vestaglia aperta; lui è di fronte a me, dritto sulle spalle con un grande, duro, lucido, fortissimo cazzo che imperioso sfida la gravità. Non posso fare a meno di pensare che questo uomo sembra un dio greco tanto è ben fatto. Poi molto lentamente si piega verso di me, ipnotizzata non mi muovo e con voce bassa e roca mi dice di fare la brava, se non voglio farmi male. Senza pensare annuisco. Allora lui prende la corda e mi lega un braccio alla colonna del letto; io capisco che la corda in realtà è una leggera stoffa, che non mi lascerà segni. Sono stupita. Comincia a farsi largo il pensiero che lui non voglia farmi male, forse neanche violenza… Indosso ancora la vestaglia, ormai visibile solo sulle braccia e sulla vita, segnata dalla cinta rimasta annodata; il resto incornicia il mio corpo, ora legato a stella. Lui è in ginocchio tra le mie gambe, con un grande, duro, lucido, fortissimo cazzo stretto in mano. Comincia a masturbarsi con forza.

Osservo i suoi pettorali mentre si gonfiano ed i suoi addominali contratti. Il mio sguardo scende giù, e lo vedo masturbarsi: mi piace. Sento i suoi gemiti e l’ormai familiare odore di terra umida.  Spaventata da me stessa, mi accorgo d’essere bagnata di voglia. I nostri sguardi s’incontrano. Ora sa che lo voglio. Lascia il cazzo e si piega verso di me, comincia ad annusarmi ovunque. Improvvisamente mi afferra i seni e comincia a succhiare un capezzolo. Lo lecca e tocca delicatamente, poi ricomincia succhiare forte, mentre mi pizzica l’altro. Io non posso fare a meno di godere ed il mio busto s’inarca senza che io me ne accorga. Lui continua così finché i miei gemiti non diventano urli di piacere, mentre le braccia si tendono per liberarsi. A quel punto si stacca e io riprendo fiato ad occhi chiusi. Così non m’interesso di quello con cui sta armeggiando, ma poi sento una piccola morsa sui capezzoli e capisco che mi ha attaccato qualcosa che ha a che fare con una piccola catenella: sento il freddo metallico sul seno. Le due piccole morse mi danno un continuo piacere e lo sento ansimare mentre mi slaccia la cinta della vestaglia, la sfila e la usa per darmi delle leggere frustrate sul seno e sul corpo.

Io m’inarco, tendo le braccia, le morse stringono i capezzoli, la catenella si muove e io sto godendo. Di colpo immagino la scena che lui sta vedendo: mi bagno ancora di più mentre la cinta continua a colpirmi dandomi solo piacere. Lui si ferma un momento e poi sento la sua lingua calda e morbida tra le gambe, che mi lecca e succhia la fica come se fossi un gelato. Mi gira la testa dalla forza del piacere che mi sta dando, mentre mi sento incosciente: mi sembra di galleggiare in un mare di piccole scosse di godimento, che dalla sua lingua mi arrivano su tutto il corpo. Sento che piace anche a lui. Ad un tratto si stacca da me e il suo alito affannato riscalda il mio corpo sudato; mi si sdraia sopra. Il contatto con la sua pelle e i suoi muscoli, mi fanno venire voglia di abbracciarlo, stringerlo, graffiarlo, morderlo: istintivamente le mie braccia continuano a lottare contro i lacci che mi tengono legata. Il suo grande, duro, lucido, fortissimo cazzo è appoggiato sulla mia fica e l’unica cosa che voglio è che mi entri dentro e mi sbatta forte.

Mi sorprendo a chiederglielo, tremando non più di paura, ma di un desiderio così forte e intenso che non ho mai provato prima. Lui stupito si alza sui gomiti, mi guarda e mi chiede serio se sono sicura, il mio bacino risponde per me, allora lui con una stoccata forte e decisa mi entra dentro. Sento il grande, duro, lucido, fortissimo cazzo dentro di me, che mi riempie e godendo sonoramente comincio a spingere ritmicamente la mia fica piena contro di lui. Ora ci muoviamo allo stesso ritmo,  e mi abbraccia come se mi fosse aggrappato, mentre io affondo il mio viso nel suo petto. Il piacere mi stordisce, l’unica cosa che capisco è che sto per avere l’orgasmo più intenso della mia; quando sento il suo piacere liquido inondarmi, scoppio letteralmente: urliamo insieme.

Schiava disposta a tutto e pronta a subire torture

Schiava senza limiti

Il vestito tradiva quanto promesso: 8^ di seno. Glutei imponenti. Ventre rotondo… Era proprio Lei: Rossa dagli occhi di ghiaccio. 175 di eleganza e portamento. Voce suadente. Ed un maledetto senso dell’erotismo che rapiva attenzioni mal celate dalla mia ostentata oratoria/pacatezza.

Incuriosito da quella pelle lentigginosa: insolitamente scura dati i capelli. Dalle sue mani lunghe ed affusolate. Dalle labbra umide e sufficientemente carnose per affettare qualsiasi pseudo-indifferenza.
Giuly. Quella della chat. La Fetish-Woman misteriosa ed intrigante, compagna di nottate grondanti di sesso virtuale. Desiderata, attesa, insperata. VERA.

Il tempo di un drink. Per me un’eternità. Per lei una doccia e qualche minuto di respiro dal viaggio. Il bagno la partorisce splendida. Maliziosamente avvolta da un accappatoio nero. Con lo sguardo filtrato dalla frangia ramata ed una scollatura voluta.

Le mie mani sui suoi fianchi: morbidi. Vellutati e pastosi. Sui glutei sporgenti. Burrosi e sensibilissimi al tatto. Tra i seni rotondi ed elettrici.
Non una parola: un gioco di labbra. Di mani avide. Ad esplorare con crescente desiderio cio’ che mille volte ci eravamo immaginati.

Un gioco di sensi rotto dal tavolo. Dalle promesse che li’ sopra dovevano decidere tra sfrenata passione, avidita’ carnale o lento, sublime e lungo consumarsi di un viaggio condiviso. Nel gioco delle fantasie sovrapposte. Per un biglietto aperto. Ed un calendario incerto.
Le sue natiche. Le mie dita. Un percorso di desiderio: fasciato dai glutei che ovattano i movimenti. L’ano umido e la vagina infuocata. Stropicciati dalle mani impazzite.

Devo Rallentare. Frenare. Riprendere il controllo.

In piedi. Dietro Lei. Appiccicati schiena petto. Col pene di marmo che scompare fra le sinuosità del lombo sacrale.
Gli occhi chiusi: devo trattenere il respiro. Non posso lasciarmi andare.
stringe le cosce ..Mi imprigiona il pube ed inizia a dondolare. Avanti, indietro, di lato. Col culo che mi accarezza il ventre.
Non soffro di piaceri precoci. Tutt’altro.. Ma c’e’ mancato poco.

A fatica mi sottraggo da quella goduria (solo per rimandarla)…. L’afferro con forza per i fianchi. Le mani affondano nelle carni e Lei ha un sussulto alla prima sculacciata. Ripeto con impeto crescente. Due, tre, quattro volte.  mugola scomposta. Farfuglia improbabili lamenti…..
Mi pongo di lato. E continuo nell’infusione.. Scivolando con le dita sulle grandi labbra.
Numerosi colpi alle natiche. A palmo aperto. E la contemporanea penetrazione vaginale con indice e medio. E’ una danza di rumori, sensi, odori. Lei una nuvola armoniosa che trasuda erotismo. E così il suo culo rotondo, sporgente, a tratti immenso …. d’eleganza.
chiude le braccia sotto i seni. Devo solo aprire le labbra. Lingua e denti accarezzano, strofinano. sfiorano i capezzoli turgidi. Si riempiono delle carni abbondanti e lisce. Succhio, la spremo. Apprezzo quel calore morbido che accarezza il palato. I suoi gemiti. La vagina fradicia che cola fra le cosce. Il buchino dilatato ed invitante.

La sospingo sul tavolo. Stesa a pancia su. Cuscino sotto il bacino e talloni comodamente appoggiati a 2 sedie. Le cosce meravigliosamente divaricate schiudono ano, fica ed un fiume in piena. Ho una sete desertica. E quella broda è come acqua sull’arsura. La lingua penetra in profondità: mi gronda sul volto. Fino al collo. Contorcendosi dall’orgasmo.
Succhio il clito. Come fosse un piccolo pene. Stretto fra le labbra, accarezzato dai denti, avvolto dalla saliva e dal desiderio. Due dita a penetrare. A premere verso l’alto, in corrispondenza della regione vescicale. Sempre più forte. La sento inarcare. Intravedo le sue mani strizzare i seni. Non ho altro tempo:  urla il piacere sbattendo i pugni sul tavolo. Scomponendosi come un animale braccato. Regalandomi ancora il suo sapore.

E’ il momento: la bendo con 1 foulard. Passo 2, 3, 4 giri di legaccio per ciascun polso. Tendo le braccia in alto, verso gli angoli opposti del tavolo – per annodare -.
Stessa sorte per caviglie e cosce: divaricate e fissate fra sedie e sostegni. Lei non protesta. Forse gode di quanto sta per accadere. Posso osservare il suo respiro teso. I capezzoli turgidi.. La vagina umida.

Un metro più in là la cucina: una pentola d’acqua, il gas e 2 bustine di camomilla per infusione. Preparo e torno da lei.

Il pene fila liquido seminale fino ai piedi. Lo asciugo alla meglio con 1 scottex. Il resto lo fanno il volto e le labbra carnose di .
Lo vedo sprofondare in bocca – mentre una bava cola dalla guancia -. Sento il calore umido della lingua e quel succhiare avido. Affamato. Voglioso.
Le blocco la nuca con una mano e comincio a scoparla. Sublime quella penetrazione ripetuta. Una carezza che dura fino in gola. Non potrei continuare a lungo. Inizio a giocare. Scivolando con lo scroto sul collo. Sulla fronte. Sfiorando le labbra – che mi inseguono inappagate -. Fino al suo implorare. Ma non è quello che cerco. Né ciò che si aspetta.

Spengo il gas. Immergo la camomilla e ricopro.

Prendo 1 legaccio. Le alzo il capo e sfilo le estremità. Come una collana aperta sul petto. Uno dei lembi inizia ad avvolgere il seno alla base. 6, 7 giri robusti ed il nodo. Stessa sorte per l’altra mammella.
Mi allungo sulla borsa ed estraggo cuneo anale e spazzola per capelli: denti in acciaio, impugnatura e dorso in legno, sagomato e liscio.