La classica studentessa chiusa. Era venuta a stare sotto casa mia insieme ad una cugina più smaliziata, di tre anni più grande di lei.
Non era bella ed anche un po’ antipatica non foss’altro per quel suo accento tagliente che faceva scoppiettare le sue parole. E poi non era per nulla abituata a quella indifferenza cittadina, anzi era ingenuamente invadente tanto che più di una volta avevo sentito sua cugina litigare con lei per la sua mania di importunare il vicinato per un nonnulla.
Fortuna volle che un giorno mentre stendevo i miei slip fuori dal balcone questi caddero al piano di sotto senza che io neanche me ne fossi accorto. Suonarono ed andai ad aprire in mutande come in estate si usa stare in casa qui. Aspettavo un mio amico, invece era lei, con in mano le mie mutande “Forse ti sono cadute queste”. “Ah si scusa”. “No, nessun problema, davvero belle anzi”. Erano “belle”? Forse si riferiva ad altro. Decisi di approfondire e altre volte mi cadde “sventatamente” qualcosa e puntualmente lei me la riportava con un sorriso e qualche battuta più o meno maliziosa. La cugina invece non si faceva mai vedere, ma lei una volta mi disse che in realtà stava sempre a casa del suo ragazzo ed in casa ci veniva molto poco, giusto quando sapeva che veniva sua madre a trovarla. Aveva trasportato da lui anche molti libri. Presi la confidenza come un invito a stringere maggiormente l’amicizia e non feci male infatti l’intimità crebbe rapidamente mentre io cercavo di mostrarmi servile quanto più possibile. Se mangiavamo assieme ero io a ripulire la cucina, qualche volta le stendevo il bucato mentre lei ripeteva con una sua amica. Altre volte le pagavo le bollette alla posta con la scusa che dovevo pagare anche le mie.
Arrivò a dirmi che in effetti “sua cugina era proprio scema”: stava col quella specie di ragazzo ma praticamente gli faceva anche da cameriera e da cuoca 24 ore su 24 mentre lui la prendeva in giro anche con gli amici e la chiamava “la mia schiavetta”. Sentii qualcosa pulsare dentro i miei pantaloni e credo di essere diventato un po’ rosso. “Ma- dissi con una voce da papera (o almeno così mi sentii) per l’emozione – non è detto che la cosa non le piaccia”. “A te piacerebbe?”.
Come se mi avessero colpito da tutti i lati contemporaneamente caddi in ginocchio “Padrona, mi metta alla prova” E Non dissi altro. Seguirono degli attimi davvero pesanti. Io mi vergognavo per essermi lasciato andare, ma nello stesso tempo ero orgoglioso proprio per questo. Lei ingenuamente invece (ma non fu ingenua ancora per molto) la buttò sullo “scherzo adesso, ma chissà” e mi rispose “Allora per favore puliscimi il bagno che quella scema oggi l’ha lasciato zozzo per correre a preparare il pranzo al suo padrone”.
Dopo due ore era estasiata. Un  bagno così splendente non l’aveva mai visto, quasi quasi l’avevo convinta, e rideva come mai l’avevo vista ridere.
Da quel giorno e per quattro anni fui il suo maggiordomo la sua servetta e persino il suo peluche di pezza sul quale sfogarsi o il tappetino sul quale pulirsi le scarpe al rientro. Varcato il portone di casa sua ero solo un verme nudo. In breve tempo la trasformai da ingenuotta studentella in una mistress che si lasciava educare dal suo schiavo sempre più convinta del suo ruolo ed esigente.
Purtroppo le studentesse si laureano… e rimane solo a distanza di tempo solo il ricordo di qualcosa forse irripetibile. Ma chissà..

Comments (0)
Mar
19

Fantasia di schiava

By admin · Comments (0)

Ciò che mi ha colpito di Gianna è la naturalezza.
La semplicità dei gesti. Delle parole.
Quello sguardo di primavera.
Le sue mani. Il ventre. Le dita che frugano senza chiedere….

Finche’ il respiro non si rompe.
Tradendo aspettative cercate:
dai suoi racconti sul metabolismo pigro al ricordo di pratiche lenitive d’infanzia.
Da quell’abito rosso. Di cotone finissimo. Troppo stretto per non dire la verità. Generoso nel disegnare ventre sporgente e rotondo.

Seni enormi. Pesanti. Sollevati da bretelle esauste che si stampano sulle spalle. Capezzoli gonfi. A graffiare il vestito ed il mio sguardo.
Vita dolce e glutei imponenti. Incorniciati dal perizoma e sottolineati dalla violenza cromatica del tessuto: teso e quasi liso per la pretesa di fasciarne le forme. Cortissimo sulle cosce. Sui miei sensi. Per le mie mani. Malizioso e complice di uno sguardo profondo. Corvino. Sottolineato da capelli crespi e nerissimi sulla schiena. Da labbra cupe e carnose. Dalla carnagione olivastra e da portamento / gestualità che inondano la stanza di erotismo: intenso, solare, spontaneo e denso di sudamerica.

Quando si alza dal divano mi perdo nel suo profilo. Solleva il vestito. Appoggia gli avambracci allo schienale. Ritta, in ginocchio su di me. Mi accarezza il volto col busto. Danza col bacino a sfiorarmi il pube.
Scopre i seni e mi immerge nel velluto: immenso oceano di tepore che tento inutilmente di afferrare con le mani. Si appoggia alla mia bocca: non sento il peso ma l’impossibilità di muovermi. E la sua voglia di gioco.
I capezzoli – duri come noci – mi lasciano lo spazio per respirare. Ma continua. Si strofina. Incolla la mia faccia al busto. Alle poppe. Al ventre. Scivola sul volto con agilità felina. Ma non si fa braccare. Allargo la bocca, tento di rubare il suo sapore con la lingua ed intuisco l’ombelico. Devo morderlo per non soffocare. E per farla ritrarre.
Quando apro gli occhi è nuda. Orfana del rosso ma non del perizoma nerissimo che raggiungo. Mi stringe la mano fra le cosce: è fradicia. Calda. Il mio braccio è teso sul pube e le dita frugano strettissime.. fra quella morsa. Mugola e ricomincia a danzare. Leggera. Come un’onda impetuosa. Guidandomi nel suo desiderio. Che diventa piacere, urlo liberatorio, rivolo fra le gambe, unghie … sul mio polso.

Non ho il tempo di afferrarla. O forse mi diverte il gioco. La sua interpretazione. E quell’insospettata determinazione. Stordito dalle forme. Dall’odore di lei. Dalla complicità del suo sguardo intenso.
Posso abbracciarla dai fianchi. Tentare di avvicinarla. Ma si gira. Offrendomi i glutei….
Ancora danza. Mani che stropicciano il ventre. Rapite dalle carni.
Natiche che affogano labbra e saliva.
Naso e bocca che scampaiono fra i perianali. Sfregando sul perizoma grondo di umori. Impossibile trattenerla. Sfuggirle. Emergere da quel delirio.
Imprigionato da movenze impossibili. Rinchiuso nel suo lombo-sacrale.
Sottratto dal refrigerio del suo piacere e condannato ad una tortura infinita. Probabilmente condivisa per come si distacca.

Col volto bagnato mi è difficile fissarla.
Silenzio….
Rotto dall’affanno dei respiri.
E da una tregua improbabile: si inginocchia fra le mie gambe. Avverto i seni sul pube e le dita che frugano tra pelle e camicia. Graffiano avide. Assetate.
Mi sbottona in un attimo. La sua bocca si tuffa sul petto. La lingua a disegnare il contorno dei capezzoli. A sfiorare…
Le labbra a fasciare. Succhiare. I denti a mordere.
Ha deciso di farmi impazzire: sa dove dirigere le attenzioni e quali tasti suonare. Muovendo il bacino mentre mi fa volare. Accarezzandomi col ventre, coi seni. Trascinandomi nell’abbandono al suo palato.
Non è un problema la cintura. Né ostacolo gli slip fradici di liquido seminale. Il pene libero è marmoreo. E la sua bocca uno shock elettrico.

Lo sforzo per trattenere mi risveglia dall’estasi. La voglio.
Mi allungo sul divano. Ho sete. Sete, SETE … Tanta sete.
Capisce ed asseconda.
Adoro il 69. E quei 95 Kg che non si sentono.
Ma debbo sollevare il capo col cuscino. O non arrivo a placare l’arsura.
Le sue cosce sono una sciarpa tiepida e liscia. Una seta rara. Che regala passioni e profumi umidi.
Le natiche immense. Impossibili da trattenere, abbracciare, imprigionare: due nuvole imprevedibili. Sospinte dal vento in tempesta.

Mordo quelle carni, succhio, penetro il suo corpo con la lingua. Col naso.
La sento fremere, urlare di piacere mentre i capelli mi frustano il pene. E’ un delirio parlato. Che sa d’oceano. Di Spagnolo antico. Di musica ed anima.
Devo afferrarle i fianchi con forza per domare il bacino. Per trovare un ritmo. Per spingermi più su. E stavolta mi segue.
Il clitoride è gonfio e durissimo. Dolce da martoriare con le labbra. Da trattenere per attimi interminabili. Da rilasciare alla lingua. Ai sussulti. A parole mozzate. Ai pugni sul divano.
Le narici scompaiono nella vagina. Inondate di lei.
Le dita disegnano l’ano. E il mio bisogno di frugare tra quello spartito. La penetro delicatamente. E quell’urlo non è di fastidio.
Imprigiono il clito mentre le mani si dividono per riempirla.
Fino al piacere. Immenso, violento. Un fiume in piena che mi scorre sul collo. E che la fa cadere esausta fra le mie gambe.

La specchiera del bagno è sufficientemente generosa per accogliere entrambi. Adoro abbracciarla da dietro. Ascoltare la pelle. Sollevare il seno per incontrarla sui capezzoli.

Mi mostra con soddisfazione la sacca in pvc che avevo chiesto. L’adattatore e qualche altro gadget.
Raccoglie ogni cosa, un telo doccia e quello sguardo diritto.
Predispongo il divano e due sedie ai piedi del bracciolo soffice ed appena accennato. Un cuscino all’estremità ed il telo a coprire.

Nicole è sui fornelli. Splendida ed armoniosa. Sicura nei movimenti mentre controlla l’acqua d’infusione. Mi avvicino e scorro con le mani alle sue. Sollevando le braccia fino alle maniglie dei pensili.
Devo allargare le natiche per arrivare al buchino. Per pungerla con la punta della lingua.
Per farla inarcare, mugolare.
Voglio ancora il suo sapore. E a stento risalgo le cosce per cercarlo con le dita. Risponde subito. Bagnandomi fino al polso.
E’ splendida. Col ventre morbido che accarezza il piano cucina. Mani appese e gambe semiaperte. Lucide di piacere fresco e saliva. Ansimante quando cerca la mia bocca. Ed impaziente….

Il liquido è pronto con un pizzico di bicarbonato. E’ sufficiente immergere la pentola nell’acqua fredda del lavabo per abbassare la temperatura.

Si avvicina al divano e mi offre i seni. Non potrei rifiutare e mi riempio il palato di velluto.
La stendo sul divano. Talloni appoggiati alle sedie. Bacino comodo sul cuscino.
E ancora seni. Enormi, pesanti e dolci. Calamite di fantasia. Lavati dalla lingua e dalla passione. Fino al gioco.
A quei gadget.. Alle ventose di suzione che imprigionano capezzoli e fiato. In un bacio infinito. Stretto dalle sue mani che stropicciano. Impazzite di desiderio.

Travaso l’emulsione nella sacca e fisso l’adattatore alla cannula. Appendo il tutto alla sedia e mi rituffo nella vagina. E’ fradicia. Ed il piacere cola fino all’ano.
La penetro delicatamente per l’infusione. Mi risponde con un sussulto.
In inginocchio. Fra le sue cosce a cercare il clito. Sfregando lingua e labbra su quel paradiso.

La cannula scorre avanti/indietro. Rilasciando calore e volume. Le dita profonde nel suo corpo. Con pressione cadenzata alla regione vescicale.
Nicole è in delirio. Stringe seni e cuscino quasi a strapparli. Si inarca mentre il liquido conquista il suo corpo. E’ tesa. Coi muscoli allo spasimo…..

L’esplosione è intensa ed il piacere che sgorga interminabile. Per la mia sete; per il petto che strofina sulla vagina….

Sfilo l’adattatore e rimuovo le ventose.
Lei è persa. Abbandonata nel torpore. Immobile fra sapori e cuscini.
La risveglio con una carezza al ventre. Un bacio.

E ancora pelle.

La sua bocca si schiude e cerca i miei capezzoli. Non so né potrei negare a nessuna quella pretesa ….

Seduto.
Con le dita sul petto ed il pene che scompare fra le sue labbra.
Sto per scoppiare e lo sente … Ma evita di accelerare il mio piacere.
Si ritrae lentamente.
E torna su di me.
Abbracciandomi coi seni. Danzando sul pube.
Non potrei sopportare a lungo quel rimando…. Ma lascio fare.

Inarca la schiena. Allarga le natiche e guida il pene con le dita. Verso l’ano.
Resto immobile. Col fiato rotto mentre siede lentamente.
Immerso nel suo corpo. Nel vortice di uno sguardo da cielo terso. Stretto fra ventre e seni.

Ricomincia a ballare.
Rendendo rumore le parole. E carezza i sensi.
Abbracciata ad un passo di vento. Lieve e discreto. Fino a sfiorarmi l’anima.

Libera. Libero.
Da noi. Dalle mani. Da quella stanza.
Insieme e distanti da ciò che siamo; dai maquillage di scena. Dal bisogno di imprigionare attimi da foto ricordo.
Insieme. Ad aspettare il piacere. E ciò che null’altro se non il silenzio potrebbe tradire.

Non so quant’è durato. Né se sia importante descrivere un seguito.
Ma talvolta in primavera mi soffermo a guardare il cielo. E se chiudo gli occhi ho ancora la sensazione di quel passo di vento.
Della sua danza.

Comments (0)


| Domination Poker | Nasty Domination | Gold Slavery | Mr Domination |